Liana
Zanfrisco lässt in der Galerie Projektraum die Vögel
auf dem Kopf stehen.
Ein hochgeklapptes Schulpult, die Lade voller Federn und die Frage:
Wer hat hier welche Federn lassen müssen? Auskunft geben ein in den Pultdeckel projiziertes Video und eine Vielzahl von Zeichnungen, Bildern und Objekten, die Liana Zanfrisco Ÿberall ausgestreut hat. Um Kindheit und Gewalt geht es darin, Leitbilder und Fantasien und um die schwierige (seelische) Realität, in die jede Erziehung hineinführt.
Orientiert an den Collagen der Dadaisten und Surrealisten und mit viel Liebe zur Zeichnung als intimstes Medium des (künstlerischen) Nachdenkens, entfaltet die gebürtige Italienerin, die seit Jahren in Belgien lebt und zurzeit an der Kunsthochschule für Medien Köln (KHM) studiert, ein traumŠhnliches Kaleidoskop, in dem Všgel auf Kšpfen balancieren, Väter ihr Gesicht in Eimer stecken, Kinder vor dem Einschlafen über die verrückten Rätsel der Welt sinnieren und weibliche Sexualität im Fadenkreuz von Hausarbeit und Pornographie erscheint.
Gleichermassen fremd wie vertraut ziehen Liana Zanfriscos Bildern
an uns vorüber, während sie zeigen will, dass auch die Objekte sprechen und nichts so ist, wie es auf den ersten Blick den Anschein hat. So setzt sie schablonenhafte Motive auf Teller, malt auf LeinwŠnden, ãnŠhtÒ Zeichen mit rotem Faden in Pommes-Frites-Schalen hinein, verbindet Schrift- und Bildelemente. Im Mittelpunkt ihrer Arbeit steht ihr Notizbuch, eine Art bewegliches Büro, in dem sie Ideen, Gespräche und zeichnerische Einfülle festhält.
Sie führt es, seit sie jeden Tag mit der Eisenbahn zwischen ihrem belgischen Wohnort Henri-Chapelle und KHM hin- und zurückfährt. Damit zeigt sie so schlicht wie plausibel, dass Alltag und künstlerisches Prozess, reale Pfade und Traumpfade flie§end ineinander greifen kšnnen.
DIARIO MOBILE di Jürgen Kisters
Uno scrittoio con il piano rialzato mostra un cassetto
pieno di piume e la domanda sorge spontanea: chi ha dovuto
lasciarci le penne qui? La risposta ce la da un video proiettato sul piano dello
scrittorio e una molteplicità di disegni, immagini
ed oggetti, che Liana Zanfrisco ha sparso un po' dappertutto.
Si
parla d'infanzia e di violenza, intorno alla difficile
realtà (mentale) cui non sfugge nessuna educazione.
Liana
Zanfrisco è nata in Italia, vive in Belgio da diversi
anni, a Colonia ha studiato alla Kunsthochschule, è
orientata verso i collages dei dadaisti e surrealisti
con un grande amore per il disegno come il mezzo più
intimo (artistico) di pensare.
Sviluppa
un caleidoscopio simile ad un sogno, in cui gli uccelli
volano in equilibrio sulla testa, padri infilano le loro
facce nei secchi. Bambini che prima di addormentarsi riflettono
sul senso della vita. Sessualità femminile che
a punto a croce, compare nelle immagini di lavori domestici
e pornografia.
Familiari
e sconosciute, le opere di Liana Zanfrisco ci attirano,
mentre lei ci assicura che al contrario di ciò
che appare, gli oggetti parlano.
Così
incolla motivi sui piatti, dipinge tele di canapa, "cuce"
con il filetto rosso all'interno di vassoi di cartone
per le patate fritte, collega la scrittura agli elementi
grafici.
Al
centro del suo operare c'è il taccuino, un ufficio
mobile, in cui registra idee, discussioni e appunti grafici.
Lo tiene, da quando va avanti e indietro con il treno
da Henri-Chapelle(Belgio) a Colonia alla KHM.
Così Liana ci mostra in modo semplice quanto mai
plausibile che la vita di tutti i giorni ed il processo
artistico, i percorsi reali cioè e quelli della
fantasia possono scorrere l'uno nell'altro.
Traduzione
: Liana Zanfrisco Kölner
Stadt-Anzeige- NR. 155 - Martedì, 8 luglio 2003 |