La mattina scrivo – Cosa significa essere artista

La mattina scrivo - Cosa significa essere artista

by Liana Zanfrisco

Sabato al cinema da sola

Sabato sono stata al cinema, alle cinque del pomeriggio, da sola.
Ci sono delle cose che per me non sono intrattenimento, sono necessità. Come andare in biblioteca. Visitare una mostra, andare al cinema, appunto.

Dati del film: La mattina scrivo (À pied d’œuvre) – Regia e sceneggiatura: Valérie Donzelli – Uscita: marzo 2026 – Film francese, vincitore di premi internazionali.

Questo che scrivo non è una recensione di un film, anche perché le recensioni non le so fare.
Ho visto un film sulla condizione dell’artista e quando sono uscita dal cinema mi sono messa a piangere.

Non era una storia particolarmente drammatica, non è stato un pianto di tristezza.
Era piuttosto quella sensazione rara che si prova quando qualcuno dice una cosa che tu hai sempre saputo ma che non avevi mai sentito dire così chiaramente da qualcun altro.
Come se una cosa che hai sempre avuto dentro improvvisamente esistesse anche fuori, nel mondo.


Finire un quadro non significa avere successo

Finire un testo non significa essere pubblicati.
Essere pubblicati non significa essere letti.
Essere letti non significa essere amati.
Essere amati non significa avere successo.
E il successo non offre alcuna promessa di fortuna.

Mentre ascoltavo queste parole, nella mia testa le stavo già traducendo nella lingua che conosco meglio:

Finire un quadro non significa esporre.
Esporre non significa vendere.
Vendere non significa essere apprezzati.
Essere apprezzati non significa avere successo.
E il successo non offre alcuna promessa di felicità.


Che lavoro fa un artista?

Io appartengo a una generazione a cui è sempre stata insegnata una cosa molto chiara:
se fai un lavoro e quel lavoro non ti dà da vivere, allora non è un lavoro.

Per questo per tutta la vita ho fatto una grande fatica a rispondere alla domanda:
Che lavoro fai?

Perché se il lavoro è quello che ti fa vivere, allora il mio lavoro poteva essere qualsiasi cosa.
Ma se il lavoro è quello per cui batte il tuo cuore giorno e notte, allora il mio lavoro è sempre stato uno solo.


Non è un hobby

Eppure non mi sono quasi mai sentita in diritto di dirlo.
Perché non basta lavorare, bisogna esporre.
Non basta esporre, bisogna vendere.
Non basta vendere, bisogna avere successo.
E a quel punto forse, forse, ti puoi permettere di dire che sei un artista.

Tutto il resto sembra un hobby.
Ma non è un hobby.
Un hobby non ti fa rinunciare a tempo, soldi, viaggi, vestiti, vacanze.
Un hobby non ti fa stare ore e ore da sola in una stanza.
Un hobby non ti fa continuare anche quando non succede niente per anni.
Un hobby non ti spezza il cuore e non te lo rimette insieme il giorno dopo.


La mattina scrivo

A un certo punto, verso la fine del film, succede una cosa molto semplice.
Il protagonista fa dei piccoli lavori per mantenersi e una signora gli chiede se può dare il suo numero a un’amica per un lavoro la mattina seguente.
E lui risponde:
“No, la mattina non la lavoro, la mattina scrivo.”

Questa è l’ultima frase del film.

E quando l’ho sentita ho capito che forse essere artisti significa semplicemente questo:
decidere che la mattina si scrive, si disegna, si dipinge, si lavora.
Anche se nessuno ti paga.
Anche se nessuno ti aspetta.
Anche se nessuno lo sa.
Anche se non succede niente.

Forse essere artisti significa solo difendere il proprio tempo.
Difendere la mattina.

 

Puoi vedere il progetto, che appare anche nell’immagine in evidenza, a questo link

 

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3 comments

Alba Bici 24/03/2026 - 19:10

Cara Liana,

sono andata a vedere questo film dopo aver visto la tua storia e posso dirti che l’ho sentito molto non solo come tematica che mi sta molto a cuore ma soprattutto perché non riesco a fare la scelta che ha fatto il protagonista. Essere artisti è una scelta tra le più difficili che possano essere fatti specialmente nell’epoca odierna dove il successo si misura solo con i numero dei followers con i soldi che fai con quanto sei trendy come personaggio e non quanto talento hai, quanto sei capace a trasmettere delle sensazioni e far sentire la tua inner voice oppure quella di altri che voce non hanno per cercare di mettere delle fondamenta che servono a istruire a crescere ed accrescere generazioni e perché no fare parte a delle correnti artistiche. Ormai l’arte è il mestiere di chi può permettersi di vivere senza lavorare. è un’affermazione brutta e dispiacevole sia da leggere che scrivere però anche il sistema di come funziona l’arte non rende le cose più facili
Molta stima per chi come il protagonista ha fatto la scelta di fare dell’arte il proprio lavoro. Io ancora non ho la forza ed il coraggio per fare questa scelta.

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Liana Zanfrisco 24/03/2026 - 20:22

Cara Alba,
ti ringrazio molto per quello che hai scritto, perché hai toccato dei punti molto veri e molto difficili.
Nel film il protagonista in realtà accetta una forma di povertà contemporanea. Non è la povertà di chi non ha scelta: infatti la sorella a un certo punto glielo dice chiaramente, gli dice che lui non è un vero povero, è un finto povero, perché potrebbe non esserlo se volesse. E questa è una frase molto forte. Lui lavora, ma fa volutamente piccoli lavori, lavoretti, cose trovate su quelle piattaforme di lavori occasionali, proprio per poter continuare a scrivere. Quindi non è che non lavora: lavora per poter continuare a fare quello che per lui è inevitabile fare.
Io però su una cosa ho una sensazione molto precisa: secondo me, dal punto di vista psicologico, non è davvero una scelta. O almeno, non lo è fino in fondo. Le persone che a un certo punto decidono di fare arte, di scrivere, di dipingere, di fare musica, spesso non è che scelgono tra due strade come si sceglie un lavoro. È più qualcosa che a un certo punto capisci che, anche se non funziona, anche se non guadagni, anche se non ti vede nessuno, tu continui lo stesso.
E forse la cosa più forte del film, per me, è proprio questa: continuare a lavorare quando sei completamente invisibile. Invisibile per il mondo dell’arte, per l’editoria, per il pubblico. Continuare a scrivere quando nessuno ti pubblica, continuare a dipingere quando nessuno espone il tuo lavoro. Questa secondo me è la parte più dura e più vera.
Perché può succedere — e succede spesso — di fare cose in cui credi moltissimo, che per te sono importanti, e che però non trovano un pubblico, una galleria, un museo, un editore. E nonostante questo, continui. E lì capisci se è una cosa che hai scelto o se è una cosa che, in qualche modo, ha scelto te.
Sul fatto che oggi il successo si misuri con i follower, con i numeri, con l’essere un personaggio, purtroppo è vero. Ma anche quello è, in un certo senso, un tipo di strada. C’è chi decide di stare dentro quel meccanismo e chi decide di restarne un po’ ai margini. Nessuna delle due strade è facile, e nessuna dà garanzie.
Secondo me non è tanto una scelta tra coraggio e mancanza di coraggio. È più una strada piena di punti interrogativi, in cui devi fare continuamente lo slalom tra lavoro, soldi, tempo, solitudine, riconoscimento, e senso di quello che fai.
E ognuno trova il suo modo, che non è mai uguale a quello degli altri.

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Alba Bici 25/03/2026 - 16:10

Cara Liana,
le tue parole sono come l’olio di lino per la pittura ad olio, quindi cerchero’ di continuare in silenzio a fare i miei quadri. Supportarci tra artisti e’ anche questo un aspetto che non deve essere mai sottovalutato, perche’ molte volte e’ li che molti punti di domanda trovano risposte. Ed io ti ringrazio tantissimo che mi hai dato molti spunti ai miei dubbi ed anche le ragazze del Power Drawing. Ho conosciute persone con tanto valore, prima che fossero artiste e prima ancora di conoscere le loro ricchezze come artiste. Grazie di nuovo.

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