Veduta dello studio con ritagli appesi alla parete, forme autonome come disegni.
L'errore come punto di partenza

Dichiarazione d'artista

Il tema intorno al quale lavoro è l’errore. Non come qualcosa da celebrare o da correggere a ogni costo, ma come un punto da cui ripartire.

 

 

Disegno di getto, lascio che il segno si sviluppi e solo in un secondo momento torno a guardarlo. Tolgo ciò che mi sembra non funzionare, taglio la carta, sposto le forme e ricompongo. Non butto via i ritagli: quello che escludo da un lavoro può diventare l’inizio di un altro.

Mi interessa ciò che accade quando sospendo il giudizio su un’immagine e le permetto di prendere una direzione inattesa. Un segno incerto, una forma sproporzionata o un equilibrio mancato possono contenere qualcosa che non avevo previsto. Per riconoscerlo devo prima lasciarlo esistere.

La mia ricerca nasce anche da qui: dalla necessità di distinguere l’errore da ciò che semplicemente non conosciamo ancora, e di non condannare un’immagine alla sua prima forma.

Non rinuncio alla ricerca, alla disciplina o alla possibilità di imparare. Metto in discussione l’idea che ogni deviazione debba essere eliminata. Attraverso il disegno, il taglio e la ricomposizione cerco di capire che cosa può emergere quando non decido troppo presto che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.

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